Archivio maggio 2009

Vorrei mettere in chiaro una cosa. Non solo amo Internet, ma penso che vada difesa ad ogni costo. Probabilmente la maggior parte della gente non si è ancora accorta di una cosa: la Rete è l’invenzione più rivoluzionaria di tutti i tempi. Non ve ne siete ancora accorti perchè per ora la gente è divisa tra chi usa FaceBook per mandare stupidi giochini agli amici, e chi pensa che su Internet ci si vada solo per rubare ai poveri artisti o per adescare bambini.

Nel futuro, però, se ne accorgeranno tutti, anche quelli meno wired. Questo è l’unico rumor che apparirà sul Macaco 😀

Nel frattempo, sfrugugliando tra i vecchi bookmarks, ho ritrovato un bellissimo articolo di Doc Searls e David Weinberger, intitolato World of Ends, che ci spiega gli errori più comuni che si fanno pensando a Internet.

Se l’avete già letto, è un piacevole ripasso. Se non lo avete ancora fatto, vi manca qualcosa di importante, quindi affrettatevi.

Lo trovate qui, tradotto in italiano, o qui, per chi vuole leggere l’originale inglese.

Buona lettura 🙂

Questo è un articolo un po’ anomalo per un macaco. Si parla di problemi delle mele. No, non intendo quei danni estetici che appaiono sui frutti dopo una grandinata, intendo gli errori dei prodotti Apple.

Non esageriamo, non aspettatevi un trattato. Solo due a caso:

– ho un MacBook Pro, primo modello della serie Intel. Da un po’ di tempo, a volte quando inserisco il cavo dell’hub USB, si impalla il server USB. Il Mac funziona perfettamente, ma fino al riavvio non vede nessuna periferica USB.

– il mio iPhone mi fa gli scherzi. Ogni tanto, quando estraggo le cuffie dal loro connettore, parte autonomamente iPod, riproducendo il primo brano. Senza motivo, e soprattutto con grande imbarazzo se sono in un posto silenzioso!

Ecco qua. Ogni tanto bisogna pur dare un contentino ai cari amici non illuminati, come direbbe il buon Lux 😀

No, il titolo non è sbagliato.

L’iMac nel mio salotto rimane sempre acceso. Capita raramente, come nel caso dell’aggiornamento a OS X 10.5.7 dell’altro giorno, che al termine dell’installazione si renda necessario un riavvio e, in queste rare occasioni, concedo al mio computer una notte di riposo. Fin qui, nessun problema. Il problema l’ho trovato al riavvio. Il sistema parte, tutto ok. Apro EyeTV per guardarmi il Tg del mattino mentre preparo la colazione e mia moglie è sotto la doccia (elemento indispensabile per capire il disagio dei prossimi minuti). Sorpresa! EyeTV non parte; appare una finestra indicante un errore e, gentilmente, mi comunica che il dispositivo (un EyeTV Hybrid) è collegato ad una porta USB 1.1 e non 2.0. Come è possibile? Sul Mac ci sono solo le 2.0. Mi connetto al sito di Elgato e sul forum trovo subito una risposta al problema (meno male, penso). Provo le soluzioni proposte: staccare e riattaccare la chiavetta, scollegare gli altri dispositivi, resettare il software… non parte. Nel frattempo sento che mia moglie ha finito di fare la doccia… cavolo, e la colazione non è ancora pronta…

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L’altra sera mi sono riguardato per la terza volta “Il Codice Da Vinci”, in quanto facente parte dei miei pochi film preferiti (Sergio non ti arrabbiare, non mi son dimenticato di te). Tutte le volte che riguardo una cosa gia’ vista mi rendo conto che mi sfuggiva sempre qualcosa o che quello che pensavo di aver capito era invece sbagliato.

In una scena di questo film, dove lo storico Robert Langdon e’ intento nel trovare la soluzione di uno dei suoi anagrammi, si scorge una parete fitta di simboli. Il mio occhio si focalizza all’instante su uno in particolare, questo:

splat

Quale miglior occasione per colmare le mie lacune su questo curioso simbolo diventato da diversi anni protagonista delle nostre tastiere, ma…

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Come sapete, il vostro macaco preferito è ormai da molti anni dipendente da Apple. Non potrei più fare a meno dei suoi prodotti, e se improvvisamente sparissero, sostituiti da tristi…quellealtrecosecheusanoinonilluminati, morirei dentro.

Quello che non sapete, a parte qualche amico vicino, e tutti quelli che mi seguono su Meemimarketta 😛), è che il vostro macaco preferito è stato a un passo da diventare anche dipendente di Apple. Mesi fa avevo inviato, per semplice gioco, la mia candidatura per la posizione di “Creative” nell’Apple Store che aprirà tra qualche mese a Milano (e non dirò di più sui divertenti rumors apparsi in questi ultimi tempi e pubblicati dai soliti noti 😉 ). Inaspettatamente qualche settimana fa mi hanno contattato, e ho superato ben due colloqui, conoscendo i simpatici manager di Apple Store Roma e di quello della città meneghina, appunto.

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Tanto, tanto tempo fa, quando frequentavo Ingegneria ed ero stressato dagli esami, ho frequentato un bellissimo corso di training autogeno, tecnica che, se si è ben allenati o guidati, permette vari gradi di rilassamento con effetti molto piacevoli sui nostri corpi martoriati dagli effetti negativi della modernità.

Anche se i primi tentativi possono sembrare infruttuosi e scoraggiare, come tutte le tecniche da apprendere ci vuole un po’ di esperienza, ricordo che la simpatica psicologa che teneva il corso aveva la capacità, con la sola voce, di indurre nel gruppo di allievi uno stato talmente piacevole che alla fine di ogni sessione ti sentivi in pace con il mondo…almeno fino al ritorno in metropolitana!  

Con le dovute proporzioni, e a patto di conoscere la lingua di Shakespeare, tutto ciò è riproducibile oggi tramite Pzizz, un simpatico software che uso ormai da molti mesi, appena ho un po’ di tempo da solo da dedicare a me stesso.

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Adoro Final Cut. Ogni altro commento è superfluo.

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In questo periodo sto leggendo un bellissimo libro di Arthur C. Clarke, Preludio allo Spazio, pescato nella gustosissima serie Urania. Si racconta del “futuro” viaggio dalla Terra alla Luna, dalla prospettiva del dopoguerra, quindi molti anni prima dell’effettivo sbarco sul nostro satellite da parte dei coraggiosi astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin (oltre a tutti gli altri del programma Apollo).

Una riflessione mi ha colpito particolarmente: pensiamo che ci siano distanze incommensurabili, talmente grandi da non poter essere colmate, come quelle interstellari. Solo pochi secoli fa, però, un viaggio che a noi richiede poche ore, come quello da Milano a New York, avrebbe occupato settimane, se non mesi, della vita di un essere umano dell’epoca.

Anche una distanza piccola, come un viaggio all’interno del nostro paese, o tra due città vicine, era un’avventura.

Oggi, invece, non solo voliamo in meno di una giornata da una parte all’altra del globo, ma possiamo, almeno teoricamente, andare sulla Luna, a circa 385.000 Km di distanza, in soli tre giorni!

Chissà se tra cento o duecento anni le stelle ci sembreranno ancora così lontane…

Qualche giorno fa leggevo su Wired un piccolo trafiletto sugli antichi metodi di connessione ad Internet, i modem dal caratteristico verso squillante.

Da qualche parte dovrei avere ancora, sparso tra le cianfrusaglie messe negli scatoloni con la dicitura “da esaminare”, il mio primo modem in assoluto, un Hayes da ben 2400 baud.

Ricordo che lo comprai mentre ero alla scuola media, da un amico più fortunato che si era appena regalato un bel 14.4k, molto costoso all’epoca, e svendeva il suo vecchio scatolotto.

hayes_2400

La foto non è mia, ma di Mitch Groff, però lo scatolotto è quello 🙂

Erano i tempi in cui Internet era ancora lontana (almeno in Italia, e come utenza casalinga), i giorni gloriosi delle BBS testuali o con grafica ASCII, luoghi virtuali primordiali nei quali scambiare files e chattare.

Sembra incredibile immaginarlo ora, ma è iniziato tutto da lì, solo poche decine di anni fa 🙂 

Come avrete sicuramente notato, da poco sono scomparsi gli annunci AdSense che farcivano gli articoli sul Macaco. Ho voluto eliminarli per un motivo molto semplice: davano fastidio, inutilmente.

Non sono contrario di principio alla pubblicità su Internet, dopotutto anche se ormai avere un blog è molto comune, un servizio come il Macaco costa in termini tecnici e di tempo. Non siamo ancora abbastanza grandi, però, perchè la pubblicità offra un sufficiente ritorno economico, e lasciarla lì a dar fastidio ai miei lettori senza motivo mi sembrava stupido.

Tornerà, eventualmente, a tempo debito. Nel frattempo, una piccola novità, l’ho sostituita con un pulsante di PayPal per le donazioni spontanee; l’idea è, non mi vergogno a dirlo, sfacciatamente rubata al mitico Paolo Attivissimo, con il suo pizzaware. Essendo macachi, ho pensato bene di creare un bel bananaware: con una piccola donazione, potete donare un casco di banane ai macachi che vi intrattengono su questo blog 😀

Come diceva il grande Corrado, non finisce qui: prossimamente, un’altra piccola gustosa novità che spero vi farà piacere! 

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