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apr
2309

ossia: perchè il computer dev’essere semplice.

Da sempre, la tecnologia nasce con la funzione di assolvere a tre funzioni principali: permettere all’uomo di fare cose prima inimmaginabili, liberarlo dal peso di lavori o sforzi gravosi, e infine aiutarlo nelle faccende quotidiane.

Se i primi due compiti sono ormai svolti molto bene, per esempio possiamo viaggiare a migliaia chilometri di distanza in poche ore, parlare e vedere persone distanti quasi come se fossero vicine a noi, e i robot ci permettono di sostituire, in molti casi, il lavoro muscolare, il terzo è ancora un germoglio, una speranza ideale, che in numerose situazioni rimane tale senza concretizzarsi.

Il computer, in particolare, era visto come il messia di una nuova era, in cui l’uomo avrebbe dovuto lavorare meno, più efficientemente, grazie all’aiuto dei cervelli elettronici. Se è vero che oggi possiamo svolgere compiti che solo dieci o vent’anni fa sembravano fantascienza, è anche vero che spesso, per le persone meno avvezze, il rapporto con le macchine è più conflittuale che collaborativo, in larga parte perchè, appunto, sono studiate dagli ingegneri per fare delle cose, non per aiutare.

Pensate al caso di scrivere una semplice lettera. Ormai è quasi una regola non scritta che, almeno le missive di lavoro o istituzionali, siano redatte al computer e non più a mano (anche perchè, purtroppo, la bella calligrafia, lo dico perchè anche io ne soffro, sta scomparendo). Moltissime persone, però, si trovano in forte disagio a tradurre in caratteri digitali i propri pensieri, e sicuramente porterebbero a termine il compito più velocemente scrivendo a mano, magari con risultati estetici addirittura migliori, visto la mancanza di abitudine alla formattazione del testo.

Tutto questo non ha senso. Apple sta lavorando, da sempre, proprio in tale direzione: rendere le operazioni di tutti i giorni, e le nuove possibilità (come l’editing di fotografie e video) il più semplici e intuitive possibile, in modo da sollevare l’utente dagli aspetti tecnici e cullarlo nel puro flusso creativo che esiste in ogni compito, anche il più asettico.

La tecnologia, naturalmente, è ancora giovane. Siamo ben lontani da avere intelligenze artificiali che ci offrano le loro pontenzialità a “costo zero”. Questa però è la direzione da seguire, la rotta giusta per avvicinare i due domini che ci sembrano spesso inconciliabili: quello umano e quello artificiale.

Per questo motivo non condivido l’atteggiamento di alcuni, che predicano la necessità delle persone di avvicinarsi ai segreti dell’informatica, per interfacciarsi con le macchine al loro livello. Certo, è uno spirito lodevole, se individuale, e aiuta a far progredire la tecnologia. Se parliamo delle masse, però, non sono gli uomini a dover imparare il linguaggio macchina, ma le macchine a dover scoprire il linguaggio umano.

OSX è l’esempio perfetto: ha un “motore” adeguato per chi è a suo agio con certe pratiche da informatici, ma è del tutto trasparente all’utente comune, che può controllarne la potenza senza distogliere l’attenzione dal proprio obiettivo primario. Almeno, è così in potenza, la realtà, come è ovvio, è sempre più complessa.

La strada verso la completa espressione del paradigma è lunga, ma grazie a una piccola società di Cupertino, California, fondata da due strani tizi che costruivano aggeggi per non pagare le telefonate, procediamo un po’ più velocemente.

 



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7 commenti a “Computer libera tutti”

  1. cialz dice:

    Quello che ho notato io nella gente (non interessata all’informatica) e’ il fare fatica a dare tangibilita’/importanza a tutto cio’ che si fa al computer.

    La mia signora per esempio non userebbe mai il mac per scrivere un documento, per segnarsi gli appuntamenti o leggersi le mail ecc…lo usa per cercare su internet informazioni sulle cose che piu’ gli piacciono (cucina e piante).

    Non riusciro’ mai a farle usare per esempio uno di quei programmi per gestirsi le ricette…preferira’ sempre un libro vero, tangibile che fa rumore quando lo sfogli.

    Il software sara’, ahime’, sempre secondo all’hardware :-(

  2. ilmacaco dice:

    Hai ragione, ma è sempre un problema di approccio di utilizzo. Per esempio, anche se adesso si vedono in alcuni ambienti, giornalisti e studenti convertirsi al computer per prendere appunti (o per comunicare in diretta, complici i sistemi di live blogging), è assolutamente incontrovertibile il fatto che prendere note su un foglio di carta sia mille volte più veloce. Certo, poi vanno riorganizzate, decifrate, messe in “bella copia” come si diceva una volta. Meglio però perdere un po’ di tempo dopo, che perdersi un concetto prima.

    Gli smartphone, però, anche se timidamente, stanno davvero cambiando il mondo, così come Internet ha sovvertito la percezione della realtà.

    Poi c’è anche un ovvio problema generazionale: i computer, almeno nella loro forma “consumer”, ci sono da troppo poco tempo. Facendo l’esempio degli ebook, i libri ci sono da secoli. Anche se gli ebook reader attuali hanno ottenuto una certa maturità, non si può ancora competere. Bisogna far abituare la gente alle macchine.

    Piano piano, ci integreremo, e presto non ci si scandalizzerà più se a chiamarci, uscendo di casa, per ricordarci la borsa dimenticata in camera, sarà la nostra IA casalinga, invece della mogliettina ;)

  3. ilmacaco dice:

    nella gente (non interessata all’informatica)

    Aggiungo una considerazione. Sta proprio qui tutto il succo del mio articolo. Siamo ancora in una fase in cui per usare bene un computer, al massimo, devi essere “interessato all’informatica”. Bello, ma sbagliato. La tecnologia deve essere trasparente. Nella massa degli utilizzatori di iPod, per esempio, pochi sono interessati al funzionamento delle memorie a stato solido. Però possono tranquillamente ascoltare musica.

    Ecco, questo intendo: ciò non significa, come dicono molti, “necessariamente perdere il controllo sulle macchine”. E’ un effetto collaterale, del fatto che i computer sono ancora progettati…dagli esperti ;)

    (una volta girava la battuta “il programma X è difficile da utilizzare perchè è stato progettato da un programmatore, e non da un utilizzatore” ;) ).

  4. iSimone dice:

    Considerando che quello che scrivi è vero, sembra impossibile che siano stati venduti talmente tanti Computer soprattutto per uso domestico.

  5. ilmacaco dice:

    @iSimone: beh, comunque il computer ha pienamente centrato i primi due obiettivi, cambiando radicalmente le nostre vite. In meglio, aggiungerei, nonostante quello che dice certa gente anacronistica, spesso uomini con la gonna ;)

    Per esempio, sono talmente abituato all’accesso immediato (o quasi :P ) e ubiquo (thanks to iPhone) a qualunque informazione, che non so proprio come sopravvivevo quando Internet non esisteva :P

  6. cialz dice:

    @ilmacaco: “Per esempio, sono talmente abituato all’accesso immediato (o quasi ) e ubiquo (thanks to iPhone) a qualunque informazione, che non so proprio come sopravvivevo quando Internet non esisteva”

    Si stava meglio, andavo ad allenamento, ero piu’ magro, avevo piu’ capelli, non ero miope…

  7. ilmacaco dice:

    @cialz: Ehhhh, la vecchiaia, quando ero giovane c’era la guerra… :D

    La miopia non è mica colpa di Internet…o sì? Che siti guardi? :D

    sì scherza ;)

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