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DTT o DDT?
ilmacaco ilMondo, laRete
In questi giorni impazza sulle reti televisive nazionali uno spot che afferma che finalmente una grande rivoluzione tecnologica è arrivata anche in Italia: la televisione digitale terrestre.
Ora, premesso che qualunque, seppur piccola, innovazione tecnologica in Italia, visto l’arretratezza nella quale navighiamo, è da accogliere con festeggiamenti, la domanda nasce spontanea: nell’Era di Internet, il DTT è davvero un’innovazione tecnologica?
Tecnicamente parlando, sì. Il digitale permette una miglior distribuzione delle frequenze, più canali, un segnale migliore (dove arriva…altrimenti nisba
)…certo, è sempre la solita vecchia rantolante tv a bassa definizione per la maggior parte nell’ormai obsoleto formato 4:3, ma si spera che il DTT funga da cavallo di troia per integrare, in futuro, anche altre innovazioni più sostanziose.
Non è questo il punto, però. Torniamo all’Era di Internet. La vera innovazione, alla quale stiamo assistendo, anche se in maniera ancora embrionale, è che grazie a Internet sono i fornitori di contenuti che possono prendere le redini del controllo di ciò che viene diffuso. Non più pochi grandi network televisivi.
Facciamo un esempio: io adoro molti documentari di Discovery Channel. Trovo stupido, però, che per vedere Discovery, in Italia, io debba abbonarmi a un pacchetto satellitare del quale il resto mi interessa poco, e che, peraltro, segue ancora il vecchio sistema del “palinsesto”. Siamo nell’Era di Internet, nella quale è l’utente che sceglie cosa vedere, e quando farlo.
Un creatore di contenuti come Discovery, quindi, potrebbe tranquillamente decidere di mettere a disposizione sulla Rete i propri programmi, rendendo marginale la diffusione sui network televisivi classici. A pagamento, è ovvio, non credo nel modello “tutto gratis”. Sarei molto felice, per esempio, di pagare un abbonamento mensile, o annuale, se commisurato al buon senso, ovviamente, per vedere via Internet i programmi di Discovery Channel, anche in lingua originale, visto che ormai la velocità delle connessioni a Internet lo consente. O, in alternativa, un costo in pay-per-view, così come avviene su iTunes Movie Store.
Non stiamo parlando di fantascienza. E’ esattamente quello che fanno da qualche mese, nel campo della musica classica, i Berliner Philharmonker, con grande successo.
Quindi, torniamo alla domanda iniziale: l’arrivo del DTT è veramente una grande innovazione, in Italia? Sì, ma con il freno a mano tirato. La vera innovazione, ormai, ha da tempo abbandonato le frequenze dell’etere.
Per fortuna.
















7 maggio 2009 alle 05:17
[...] DTT o DDT? martedì 28 aprile 2009 | Tratto da: http://www.ilmacaco.com/ [...]