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La personalità delle Mac-chine
ilmacaco Mac
Il primo vero computer su cui ho messo le mani, da bambino, è stato l’Amiga 500 donato a mia sorella dai miei genitori, che nel giro di poco tempo divenne praticamente mio.
Ci giocavo con gli amici, scrivevo i miei racconti con il mitico Cloanto, imparavo le basi di programmazioni in Basic, e tante altre cose. Era il tempo dei computer i cui nomi risuonano ancora solenni nell’immaginario nerdico, Commodore, Atari, Spectrum,…la fine di quel tempo, a dire il vero, data la mia non così veneranda età.
Un periodo in cui i computer avevano una personalità, non erano solo delle etichette appiccicate su un case di plastica (o di metallo). Ogni modello aveva un significato, anche se fatto in serie era come un individuo, un compagno di lavoro e svago.
Oggi, tutto è cambiato. I computer sono in ogni casa, e la limitata potenza dei vecchi elaboratori è solo un ridicolo ricordo. Abbiamo computer tascabili, gli smartphone, e presto tutte queste possibilità si espanderanno, sempre più velocemente.
Quello che abbiamo perso, però, è la personalità. Un PC è un PC. Si può essere più o meno soddisfatti da uno o dall’altro brand, le qualità costruttive di un Pinco possono essere migliori di un Pallo, l’assistenza Tizio sarà più efficiente di quella Caio, ma in fondo un computer è un ammasso di circuiti elettronici, che fa quello che gli diciamo (almeno, quando va tutto bene), da sostituire velocemente non appena diviene obsoleto.
Tutto è cambiato, dicevo. Tranne per una piccola fabbrichetta americana, che costruisce computer che non sono soltanto computer.
Ah, dimenticavo: si chiamano Mac.
















7 maggio 2009 alle 11:34
Credo che chiunque abbia usato un Home Computer negli anni ‘80 si sia trovato spaesato quando è passato al PC.
Non parlo di un normale e fisiologico periodo di tempo per adattarsi al nuovo sistema, bensì di una mancanza che sicuramente si trovava nei PC. Macchine sterili, in un certo senso, fredde, calcolatrici…
È successo, al mondo dell’informatica, quello che successe all’Italia del dopoguerra, che da realtà rurale si è trasformata, improvvisamente, in industriale. Flotte di persone spaesate, alcuni nel vero senso della parola perché emigrati, altri perché semplicemente si trovavano a vivere in un paese che non era più il loro. Abituati ad una vita più naturale, si sono dovuti adattare, loro malgrado, ad uno stile di vita diverso, più “moderno”. Nuovi elettrodomestici finalmente per tutti, promettevano di cambiare la vita delle persone. E fu così, la vita cambiò, anche in meglio. Ma i vecchi, gli spaesati, lo capirono subito che la modernità gli aveva tolto qualcosa e nulla sarebbe più stato come era.
Così per me fu l’avvento dei PC, mi tolsero l’artigianalità delle prime soluzioni informatiche, il sapore dell’epoca pioneristica, quella in cui si poteva prendere un joystick, smontarlo, attaccare con la colla il microswitch che si era staccato dallo troppo smanettare, rimontare tutto e sentirsi un grande ingegnere elettronico…
Con gli Home computer ci si poteva già fare di tutto. Con i PC no, soprattutto i primi, quelli che volevano sostituire i nostri amati compagni elettronici, erano molto limitati. Non avevano scheda audio ma emettevano soltanto dei beep. Non avevano schermi a colori, solo monocromi fosfori. Non avevano periferiche per il gioco: si usavano le deprimenti tastiere. Insomma, uno scatolotto di un grigiore infinito doveva prendere il posto del mio C-64 colorato a pallini con gli Uniposca viola e giallo: riuscii a rimandare il passaggio al PC fino al 1993… poi non ce la feci più, i PC erano diventati veramente troppo performanti rispetto alla mia scatoletta.
Per evitare lo sbigottimento da cambio, tentai di installare GeOS anche sul PC… ma non ci fu scampo e dopo poco tempo dovetti capitolare e usare Windows… finché un giorno decisi di buttare il cassone e scegliere un Mac.
Mi sono sentito subito di nuovo a casa… non so spiegare bene il perché… c’è chi dice l’interfaccia grafica, chi dice il design, chi dice fossero i PowerPc… secondo me era una questione di carattere, di stile… e grazie al macaco ora ne sono sicuro, è una questione di personalità!
Peccato che quando ne devi comprare uno, computer, non te lo consigli nessuno di prestare attenzione anche alla personalità…
7 maggio 2009 alle 11:56
@iSimone: una frase, in particolare del tuo commento, mi ha colpito.
Non avevano scheda audio ma emettevano soltanto dei beep. Non avevano schermi a colori, solo monocromi fosfori.
Quando passai da Amiga al mio primo PC (un 286), dopo aver usato per un po’ gli 8086 a scuola, mio padre se ne uscì con un commento, più o meno sul genere “ma sei matto a cambiare l’Amiga che ha una bella interfaccia grafica con questi cosi testuali”.
A quel tempo, ero un bambino, ero preso anche io, lo ammetto, dall’entusiasmo orgiastico del mondo mainstream, che allora urlava “PC! PC! PC!”, e non capii, anzi rigettai come ogni giovane fa, il suo commento.
Poi le strade hanno preso direzioni diverse. Alla fine, però, sono passato a Mac
E ho sempre il mio vecchio Amiga, con il suo WorkBench a colori
7 maggio 2009 alle 15:09
GeOS.. WorkBench.. quanti ricordi (io però ho iniziato con l’Intellivision!) e come sono vecchio!
7 maggio 2009 alle 15:33
@ilmacaco
Lo usi ancora, l’Amiga?
7 maggio 2009 alle 15:42
@demois
L’Intellivision… roba da vecchi!!!! Ce l’aveva un mio amico d’infanzia, giocavamo ad Utopia.
Tempo fa trovai un blog dedicato all’intellivision, se può interessare:
http://intellipassion.blogspot.com/
7 maggio 2009 alle 15:54
@iSimone: beh, non attivamente…ogni tanto ci gioco un po’, più per nostalgia da retrocomputing
Come con il Macintosh Classic che ho vicino alla scrivania dove lavoro
Purtroppo, tra traslochi vari, ho perso la maggior parte dei dischetti che avevo…
Da qualche parte devo avere ancora i Joystick originali, quelli neri con il “coso” rosso…
7 maggio 2009 alle 16:11
@iSimone ehi piano con gli insulti
carino il blog, il gioco di D&D ce l’ho è funziona ancora!!
Io ogni tanto l’Amiga lo riaccendevo per rigiocare le avventure Lucasfilm ma poi ho scoperto ScummVM http://www.scummvm.org/ e ciao..
7 maggio 2009 alle 16:51
@ilmacaco
Bello riusare i vecchi giochi… Mi si illuminano gli occhi quando faccio ripartire certi titoli che da ragazzino mi hanno portato via giorni di sudato lavoro… alla fine i più belli sono i più difficili.
Ahhhh!!!!!!!! Un Macintosh Classic!!!!!!!! Lo voglio!
@demois
Anche tu l’Amiga? Comincio a pensare che tutti gli utenti Mac siano stati anche utenti Commodore… Coincidenza?
7 maggio 2009 alle 17:33
@iSimone
in effetti non ci avevo mai pensato, chissà.. bisognerebbe fare un sondaggio
7 maggio 2009 alle 20:00
[...] Original Link: http://www.ilmacaco.com/la-personalita-delle-mac-chine/ [...]
7 maggio 2009 alle 21:34
E’ proprio vero…le idee e l’originalita’ di allora mi mancano un po’. Invidiavo il mio amico di infanzia che aveva l’Amiga a 16 bit (contro gli 8 del mio Nintendo), dopo i compiti via a giocare a Sensible Soccer! Che bei tempi…sigh
@deimos: mameosx l’hai provato?
7 maggio 2009 alle 21:50
@cialz: sì, è vero tempi interessanti, quelli. Ricordo quando andavo da un conoscente, più grande di me, che aveva “l’Amiga serio” (un Amiga 1000, con un monitor vero, non la TV che usavo io, e con un modem che poteva collegarsi alle BBS di allora per chattare!).
E poi la fila in un certo negozio sotterraneo (chi è di Milano, capisce), per comprare giochi e programmi…
Ma anche quelli attuali sono anni fantastici, con tutte le belle mele, e in più il resto
7 maggio 2009 alle 23:10
@cialz
si qualche anno fa.. forse avevano appena fatto il porting.. l’avevo scaricato per un gioco da bar che volevo rivedere (mi pare fosse splatter house, quello dove guidi un “sosia” di Jason e vai in giro a spiattellare “schifezze” di ogni genere)
7 maggio 2009 alle 23:12
@ilmacaco: anche a Novara c’era un negozio con un piano interrato dove potevi “comprare” videogiochi.. altra coincidenza?!
7 maggio 2009 alle 23:52
@deimos: oddio, abbiamo scoperto la mafia dei negozi sotterranei!
8 maggio 2009 alle 00:00
@iSimone: il Mac Classic l’ho recuperato per quasi niente tempo fa su eBay…e da allora è lì contento vicino ai suoi fratelli minori
e funziona a meraviglia, con i suoi 4 Mb di RAM e la pila del clock nuova…gli ho anche installato il System 7
quando avrò un po’ di soldi vedrò di recuperare un adattatore di rete, se si trovano ancora, per fare esperimenti…
8 maggio 2009 alle 04:40
he bei ricordi il commodore 64, poi i pc, 8088 e 8086 poi l’inseguimento con i 286, i 386, i pentium e l’ostinazione per gli AMD 586, ed in fine l’Athlon 64, poi la frenata, fine della corsa, e 15 giorni fa un piccolo piccolo giocattolo che si chiama @café della hercules , ha una versione di linux Mandriva, é lento ma leento, ma ho collegato la tavoletta grafica e sto facendo pratica , e mi sono sentito come quando aprii la confezione del MIO commodore 64.
é un giocattolo pe rquando sono fuori casa , fors fra un paio di mesi prendero un mac book pro, ma per ora questo é il MIO giocattolo , perché come dici tu …. ha personalità
8 maggio 2009 alle 06:02
[...] La personalità delle Mac-chine giovedì 7 maggio 2009 | Tratto da: http://www.ilmacaco.com/ [...]
8 maggio 2009 alle 08:30
@cry: ho vissuto anche io la corsa all’ultimo processore, che tu descrivi. Devo dire che, dopo ormai diversi anni di completo switch a Mac, con la sua tranquillità e l’attenzione su altri aspetti, più umani se vogliamo, non la rimpiango assolutamente
Grazie della visita!
8 maggio 2009 alle 09:16
Bravo cry… proprio la corsa alla CPU più performante… uno degli aspetti che proprio non sopporto dell’era PC. Temevo che con il passaggio ai processori Intel succedesse un po’ lo stesso anche per Apple. In un certo senso si sente maggior pressione da parte dei conoscenti (impiccioni) che quando vedono il mio Mac lo additano dicendo che ci sono PC con 0,66 Ghz in più… fortunatamente lo spirito è rimasto sempre quello: ti compri un Mac, fregatene della frequenza di clock, funziona!
Tornando alle CPU, Cray (il “padre” dei supercomputer Cray) diceva che “chiunque può realizzare una CPU veloce, il problema sta nel realizzare un sistema veloce”.
Indubbiamente sono d’accordo, ma perché è necessario realizzare sistemi veloci? Per farci testo? Senza software in grado di spremere il sistema la potenza di calcolo è inutile. Nel mondo Home Computer si sapeva di dover gestire risorse limitate e si riusciva a realizzare software estremamente ottimizzato. La sovrabbondanza di capacità di calcolo ha dato il via alla programmazione “a manica larga” cioè senza l’ottimizzazione del periodo precedente. Ovvio che ha portato ad un ammassarsi di righe di codice, e cicli macchina, spesso inutili.
Ci vorrebbe un po’ di “carestia” nel settore potenza di calcolo…
8 maggio 2009 alle 17:48
Ragazzi i Mac mi hanno rovinato la vita !!! Stavo così bene nel mio mondo PC + NOKIA + MP3 qualsiasi…Poi nel gennaio 2007 “qualcuno” presentò un certo iPhone…a però ! Ma che cosa è ? Chi ? La Apple ? Ma non faceva i computer ? Da li in poi è iniziata la tragedia….
Ho scoperto il sitema operativo iPhone OS e l’interfaccia eccezionale, ho switchato sul MacBook Pro, poi ho acquistato un Mini e via dicendo ammalandomi del modo di “fare” le cose stile Apple. Quale è il problema ? E’ che ora in tutto quello che faccio non riesco ad accontentarmi, il pressapochismo non fa più parte di me, per qualsiasi cosa cerco sempre di ottenere il massimo e questo spesso stressa chi ti sta intorno e non vuole soffrire….
Nell’osservare il modus operandi dell’azienda di Cupertino capisci subito che i compromessi soliti del mondo informatico (l’importante è vendere qualcosa per ieri e non per oggi) non sono di casa. Alcune scelte possono essere discutibili ma hanno SEMPRE UN RAGIONAMENTO DIETRO.
Hanno personalità e carattere per esporre le propie idee facendo ovviamente business ma in modo intelligente, cercando sempre l’eccellenza.
Smetto perchè altrimento mi lascio prendere….
8 maggio 2009 alle 18:28
@Talax: è il vero problema dei macachi! Non si può uscirne…da quando uso mac la mia carta di credito è abusata
beh almeno quando ho soldi da spendere…
Grazie della visita!
16 maggio 2009 alle 08:00
[...] giorno fa, in un nostalgico sguardo al passato, citavo il mitico e indimenticato Commodore Amiga [...]
1 agosto 2009 alle 08:01
[...] ero bambino, i miei genitori regalarono a mia sorella un bellissimo Amiga 500. Visto che ero io il geek di famiglia, me ne impossessai subito, [...]
14 agosto 2009 alle 10:44
ah, l’Amiga500… quanti ricordi. È stato il primo computer anche per me.
Ancora adesso rimpiango tutti i giochi passati lì sopra. Non esiste un modo per emularli su un G5
ciao
(bel blog)