No, non vi preoccupate, non vi parlerò di calcio come tutti in questo periodo di Europei.

Lo stadio di cui vi voglio parlare è un luogo molto lontano dall’Italia, ad Atlanta, nello stato americano della Georgia. Un edificio accessibile a pochi, dove tra gli altri server vive una famiglia molto numerosa di…Mac Mini.

Voglio presentarvi MacStadium.

Qualche settimana fa mi aggiravo oziosamente tra le offerte di colocation basate sul piccolo mostriciattolo Apple, che nelle sue più recenti iterazioni, sebbene non paragonabile a uno dei compianti XServe, con qualche piccola aggiunta ha tutto il necessario per diventare un buon server per chi non abbia esigenze eccessivamente elevate. Il concetto di colocation è semplice: tu spedisci il tuo Mac Mini a un provider che lo installa nella propria “farm” insieme ad altri server, dotandolo di un sistema di alimentazione adatto, con gruppo di continuità et similia, e di una connessione iperveloce alla Rete con indirizzo statico, due aspetti che sarebbe estremamente complesso e costoso replicare in proprio.

In alternativa, se non si ha un proprio Mac Mini, è possibile acquistarlo direttamente dalle società che offrono questi servizi.

Sono queste due uniche alternative che, fino ad ora, hanno sempre ucciso sul nascere ogni mia velleità di provare questo tipo di soluzione: infatti a meno di non avere esigenze specifiche, l’idea di investire sull’unghia centinaia di euro in un colpo solo per acquistare il Mini, o per spedirne uno (con i prezzi proibitivi dei corrieri) è chiaramente molto poco sensata, per quanto riguarda le mie necessità e risorse. (altro…)

Qualche mese fa vi avevo parlato di Soocial, un servizio utile per la sincronizzazione dei contatti tra Mac e iCosi senza MobileMe.

Pur essendo comunque soddisfatto del software, oggi grazie al Mac App Store ho scoperto un’alternativa che considero migliore sotto diversi punti di vista: PhoneCopy.

L’applicazione è così semplice che non c’è molto da dire: sincronizza la rubrica tra molteplici dispositivi, tra cui anche Mac e iCosi. Naturalmente è utile anche come backup dei dati, che possono essere visualizzati sul web tramite un’interfaccia apposita.
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E’ finalmente giunto il mercoledì da leoni!

Come sempre, la mia previsione dell’evento è: poco dopo le 19 sapremo tutto! 😀

Chi volesse ciciarare un po’ tra macachi, anche questa volta ci troviamo a seguire il keynote di Steve sul Macaco Social. Ma non alle 19, anche un po’ prima, tipo a mezzogiorno, a noi macachi ce piace chiaccherare. 😀

Buon mercoledì a tutti. 🙂

Da quando, come sapete, ho dovuto abbandonare MobileMe, sono sempre in cerca delle migliori soluzioni che compensino la mancanza dell’ottimo servizio integrato made in Cupertino.

Per quanto riguarda la sincronizzazione dei contatti tra Mac e iPhone “over the air”, premesso che non è poi così scomodo farlo quando si collega l’iCoso a iTunes per il backup, ho testato diverse alternative prima di arrivare a una conclusione: non esiste una soluzione “perfetta”.
Seguendo una strada a più tappe, però, ne ho trovata una abbastanza soddisfacente.

Naturalmente il primo servizio a passare sotto i miei occhioni macachi è stato Google Sync. Presente nativamente in Rubrica Indirizzi del nostro sistema operativo preferito, basta impostare nome e password per attivare la sincronizzazione.
Nonostante le premesse, però, nei test efffettuati ho ravvisato diversi problemi:

– frequenti duplicazioni casuali dei contatti: addirittura mi sono trovato una decina di voci quadruplicate!
– impossibilità di sincronizzare alcuni campi, come url e altre etichette personalizzate.

Tale soluzione, quindi, non raggiunge i miei standard minimi di macachità.
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MacBookDa nuovo Macaco, penso sia d’obbligo raccontare la mia iniziazione al mondo Apple con tanto di acquisto del mio primo Mac.

Ho visto la prima volta un Mac nello studio grafico di un amico, un vecchio G3 con su OS Classic. Non avevo la più pallida idea di cosa fosse…ma era diverso. In seguito comprò un PowerMac G4 con su OS 9. Inutile dire che per quanto poco ne capissi, ne rimasi affascinato. Il sistema non era di certo quello attuale, ma per me aveva qualcosa di mistico. Il design poi del G4 rendeva tutto più affascinante.
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Qualche tempo fa vi avevo raccontato dei miei esperimenti con un vecchio PowerBook G4 Titanium. In questi mesi, però, ho sempre avuto, per motivi vari, la voglia di fare un tentativo molto azzardato: sostituire Tiger con Leopard, sebbene sia assolutamente fuori specifiche, visto che monta un G4 da soli 550 MHz.

Confortato anche da altri articoli di amici macachi in Rete, nei giorni scorsi ho voluto imbarcarmi in questa sperimentazione. Dapprima ho provato ad avviare una copia di Leopard già installata sul mio PowerMac G4, per verificare che il Titanium non implodesse in un buco nero durante il boot. Il test è stato positivo, e la velocità accettabile, quindi ho decretato la luce verde per l’aggiornamento vero e proprio.

Il primo passo, naturalmente, è stato quello di creare un bel clone del disco del PowerBook, con il noto software Carbon Copy Cloner.
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Come anticipato qualche tempo fa (no, non era un pesce, ci siete cascati nel pesce non pesce eh? 😀 ), ilmacaco si è avventurato per voi nel sordido mondo del male, popolato da strane luci e colori allucinatori: l’installazione di Windows 7.

Appena avviato il setup virtualizzato con VirtualBox, ho notato subito una grande differenza: mi aspettavo la rassicurante meletta grigia, mentre è apparso un farfalloso logo di windows gloweggiante. Questa è una cosa di cui Bill, anzi Ballmer dovrebbe tener conto se vuole recuperare l’esodo di utenti verso Mac. 😀

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ossia: perchè il computer dev’essere semplice.

Da sempre, la tecnologia nasce con la funzione di assolvere a tre funzioni principali: permettere all’uomo di fare cose prima inimmaginabili, liberarlo dal peso di lavori o sforzi gravosi, e infine aiutarlo nelle faccende quotidiane.

Se i primi due compiti sono ormai svolti molto bene, per esempio possiamo viaggiare a migliaia chilometri di distanza in poche ore, parlare e vedere persone distanti quasi come se fossero vicine a noi, e i robot ci permettono di sostituire, in molti casi, il lavoro muscolare, il terzo è ancora un germoglio, una speranza ideale, che in numerose situazioni rimane tale senza concretizzarsi.

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NO! Non sono intenzionato ad andare a lavorare in Svizzera, ma a dirvi come il Mac mi ha permesso di lavorare in modo diverso, più creativo e in maniera più produttiva!
Scopro l’importanza degli angoli attivi dello schermo del mio iMac ogni qual volta sono in ufficio (con Windows 😛 ) e mi ritrovo con un po’ di finestre aperte e passo il tempo a tenere il shift+tab per raggiungere la finestra desiderata; non senza prima aver convulsamente mosso il puntatore verso gli angoli dello schermo, alla vana ricerca degli angoli attivi! GASP!
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Come tanti, in queste ore sto testando il nuovissimo Safari 4.

Piccolo aneddoto: appena installato, dopo il riavvio richiesto, nessuna applicazione riusciva ad aprirsi. Panico. Per fortuna è bastato un secondo riavvio, e tutto è tornato a posto.

Morale: non fermarsi a frignare. Tutto ciò suona un po’ Windows…ma è una beta. O è una mossa di Steve per far sentire a proprio agio gli switcher?

Il Macaco usa la Forza di WordPress. Template originale d Nofie Iman, ormai pesantemente modificato da Daniele Savi. Il logo nella testata è di Simone Basso.
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