Non potendo acquistare un nuovo portatile, ma avendo la necessità di usare più intensivamente il mio vecchio MacBook (white, mid-2007 con Intel Core2Duo 2.0 GHz e 4GB di RAM) rispetto al Mac Mini, per via di un piccolo problema di salute che mi bloccherà ancora per qualche settimana, ho deciso di fare un piccolo investimento e comprare un disco SSD da montare per ora nel MacBook, e in futuro eventualmente in un nuovo portatile, o nel Mini.

In particolare ho scelto il Crucial M4, per l’ottimo rapporto qualità/prezzo e per le mie precedenti ottime esperienze con Crucial. Ero naturalmente consapevole che il controller SATA del mio MacBook, ormai obsoleto, non è in grado di sfruttare appieno le performance di un disco SSD moderno, ma mi ero convinto vedendo alcuni video su Youtube che il gioco valesse la candela.

Per farla breve: è così. La differenza è evidente a occhio nudo, senza bisogno di benchmarks o software di test da super-laboratori. In generale tutto il sistema è più reattivo, molto alleggerito. Ovviamente non vi aspettate prestazioni mostruose in applicazioni e giochi (quelle dipendono più che altro dal processore e dalla scheda video), ma è evidente che i vecchi (e speriamo moribondi) hard disk sono un grosso collo di bottiglia, anche su computer non proprio moderni. Più che credermi sulla parola, vi mostrerò due brevi video fatti molto velocemente (scusatemi per la scarsa qualità delle immagini, ma il problema di salute sovra citato mi ha impedito di montare un’attrezzatura migliore e ho optato per una scrausissima mini-videocamera). (altro…)

In questo periodo sto leggendo un bellissimo libro di Arthur C. Clarke, Preludio allo Spazio, pescato nella gustosissima serie Urania. Si racconta del “futuro” viaggio dalla Terra alla Luna, dalla prospettiva del dopoguerra, quindi molti anni prima dell’effettivo sbarco sul nostro satellite da parte dei coraggiosi astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin (oltre a tutti gli altri del programma Apollo).

Una riflessione mi ha colpito particolarmente: pensiamo che ci siano distanze incommensurabili, talmente grandi da non poter essere colmate, come quelle interstellari. Solo pochi secoli fa, però, un viaggio che a noi richiede poche ore, come quello da Milano a New York, avrebbe occupato settimane, se non mesi, della vita di un essere umano dell’epoca.

Anche una distanza piccola, come un viaggio all’interno del nostro paese, o tra due città vicine, era un’avventura.

Oggi, invece, non solo voliamo in meno di una giornata da una parte all’altra del globo, ma possiamo, almeno teoricamente, andare sulla Luna, a circa 385.000 Km di distanza, in soli tre giorni!

Chissà se tra cento o duecento anni le stelle ci sembreranno ancora così lontane…

In questi giorni molti blog rilanciano i test di CNET per confermare ciò che è visibile anche a occhio: la nuova incarnazione di Safari, la versione 4, è maledettamente veloce.

Bene. Sarebbe meglio dire, però, agli utenti comuni, che va bene testarla, ma è poco più di un gioco ora come ora: io per esempio ho dovuto disinstallarla subito perchè mi sono accorto che, almeno sul mio Mac, aveva un sacco di problemi nel gestire l’interfaccia di WordPress (per esempio falliva nell’aprire il popup per il caricamento links).

E’ ovvio, è una beta, e le beta non vanno mai usate in un ambiente di lavoro reale (ok…a parte i prodotti Google che sono in beta a vita…).

Nell’entusiasmo orgiastico di lode alla velocità di Safari 4, però, decretato da CNET che non è certo un sito di macachi, tutti dimenticano di puntare il dito su quello che è davvero il dato interessante: Internet Explorer (anche se teniamo conto solo dell’ultima versione, la 8 ) è mediamente da due a cinque volte più lento dei suoi competitor principali (Safari e Firefox). 

pc_benchmarks1

1) Safari 4 (Total time: 910ms)
2) Mozilla Minefield 3.2a1 (1,136ms)
3) Google Chrome (1,177ms)
4) Firefox 3 (3,250ms)
5) Opera 9.6 (4,076ms)
6) Internet Explorer 8 (5,839ms)
7) Internet Explorer 7 (39,026ms)

Ora capite perchè il Macaco partecipa alla campagna per l’eutanasia di Explorer? 

 

Il Macaco usa la Forza di WordPress. Template originale d Nofie Iman, ormai pesantemente modificato da Daniele Savi. Il logo nella testata è di Simone Basso.
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