Uno dei giochi che da bambini eravamo soliti fare, senza renderci conto della gravità del problema sul quale scherzavamo, era trasformare il famoso passatempo “Ce l’hai!”, dove un bambino “infetto” deve rincorrere gli altri per passare a un suo amico l’infezione, in un più crudele “Ce l’aids!”, malattia di cui si parlava molto nel periodo della mia infanzia.
Ora, con l’esplosione dell’informatica, sembra che la stessa bambinesca ingenuità si sia riversata in milioni di adulti impomatati che giocano, immagino consapevolmente data l’entità del fenomeno, a scambiarsi catene infettive o partecipare a link-game che citano “clicca qui se vuoi prendere il virus della bellona sexy”, in un immenso MMORPG a livello mondiale.
(continua…)