Archivio categoria ‘laRete’

No, non vi preoccupate, non vi parlerò di calcio come tutti in questo periodo di Europei.

Lo stadio di cui vi voglio parlare è un luogo molto lontano dall’Italia, ad Atlanta, nello stato americano della Georgia. Un edificio accessibile a pochi, dove tra gli altri server vive una famiglia molto numerosa di…Mac Mini.

Voglio presentarvi MacStadium.

Qualche settimana fa mi aggiravo oziosamente tra le offerte di colocation basate sul piccolo mostriciattolo Apple, che nelle sue più recenti iterazioni, sebbene non paragonabile a uno dei compianti XServe, con qualche piccola aggiunta ha tutto il necessario per diventare un buon server per chi non abbia esigenze eccessivamente elevate. Il concetto di colocation è semplice: tu spedisci il tuo Mac Mini a un provider che lo installa nella propria “farm” insieme ad altri server, dotandolo di un sistema di alimentazione adatto, con gruppo di continuità et similia, e di una connessione iperveloce alla Rete con indirizzo statico, due aspetti che sarebbe estremamente complesso e costoso replicare in proprio.

In alternativa, se non si ha un proprio Mac Mini, è possibile acquistarlo direttamente dalle società che offrono questi servizi.

Sono queste due uniche alternative che, fino ad ora, hanno sempre ucciso sul nascere ogni mia velleità di provare questo tipo di soluzione: infatti a meno di non avere esigenze specifiche, l’idea di investire sull’unghia centinaia di euro in un colpo solo per acquistare il Mini, o per spedirne uno (con i prezzi proibitivi dei corrieri) è chiaramente molto poco sensata, per quanto riguarda le mie necessità e risorse. (altro…)

In questi giorni sto testando il noto servizio di VPN TunnelBear, nella sua versione “Giant” da 4,99$ al mese.

Rispetto ad altre VPN che ho provato in passato (per esempio HideMyAss, GoTrusted e molte altre…ho sfruttato tantissimo trial e “money back” 😀 ), posso constatare subito l’ottimo livello prestazionale di TunnelBear. Collegandomi al server UK, infatti, non noto alcun decremento percepibile della velocità di navigazione (anche con video in streaming o su siti come Pandora).

Certo, TunnelBear non offre tutte le possibilità di scelta e personalizzazione di altri concorrenti, o mille server in tutto il mondo, ma il prezzo contenuto e l’immediatezza d’uso sono un punto di forza di questo servizio, per chi si può accontentare di due soli accessi geografici (in UK, appunto, e negli USA, quest’ultimo un po’ più lento per noi italiani per ovvie ragioni di distanza).

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E’ ancora fresca la notizia dell’inesorabile discesa della quota di IE sotto al 50%, con Firefox e gli altri browser alternativi che continuano a erodere la popolarità del navigatore made in Redmond.

Alcuni sviluppatori, però, sembrano non essersi ancora risvegliati nel nuovo mondo. Questa mattina, cercando di visualizzare il modulo per l’iscrizione all’audizione per professori d’orchestra, nella pagina delle offerte di lavoro della Fondazione Arena di Verona, il risultato visualizzato indifferentemente da Safari, Chrome o Firefox, era questo:

Una bella pagina bianca con un messaggio che onestamente non vedevo da molto tempo (e credevo di non dover vedere più).
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Anni fa, durante la presentazione di iTunes Music Store, Steve Jobs affermava che il modello vincente di vendita non era quello dello streaming, ma del download, perché la gente vuole possedere la musica, non sentirla in affitto.

In questi anni il successo economico del negozio Apple gli ha dato sicuramente ragione, ma vuoi per le ristrettezze economiche, vuoi per la maggior penetrazione di Internet e i dispositivi mobili nella nostra vita quotidiana, oggi il modello streaming si riaffaccia prepotentemente sul mercato: non a caso i soliti rumors impazzano anche riguardo a nuove idee in questo senso da parte di iTunes Store.

Tempo fa vi avevo presentato Grooveshark, un ottimo servizio che permette, gratuitamente o su abbonamento, di sfogliare e ascoltare un vasto catalogo musicale. Per alcune ragioni, però, tra le quali alcuni forti dubbi sulla liceità del loro sistema di approvvigionamento degli album, e la mancanza dell’applicazione iPhone, ho deciso di guardarmi nuovamente intorno in cerca di alternative. Ho approfondito anche brevemente servizi come Last.fm, Aupeo e similiari, arrivando però alla conclusione che il modello “decide lui cosa farmi ascoltare in base a quello che lui pensa siano le mie preferenze” non mi soddisfa sufficientemente.
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Mentre siete tutti in attesa del misterioso annuncio Apple su iTunes, vi segnalo un’idea molto simpatica dell’amico Macteo per gli amanti dei gatti e dei Mac: Cat-a-Mac, un nuovo blog dove condividere le foto dei nostri gattoni che giocano con le cose della Mela. 🙂

Cat-a-Mac

Io ho già contribuito con le foto di “Birba”, la gattina di mia sorella. 😀

Come mai questo titolone  poco Macaco?

Leggo con un po’ di sdegno macaco questo articolo di Melamarcia, che mi fa da una parte sorridere e dall’altra dimostra come per l’ennesima volta una notizia, per quanto possa essere vera, perda di credibilità per il modo con la quale viene scritta.

Già il titolo del sito indica quanto amore scorra tra gli autori e Apple 🙂 , ma su questo non discuto, ognuno è libero di amare / odiare secondo il proprio gusto.
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Una mail del tutto imprevista da parte di Google mi ha fatto talmente sorridere, per il suo aspetto grottesco, che mi è parso generoso condividerla con voi.

L’incipit mi avvisa che io, gentile inserzionista Adwords, ho violato una loro norma e quindi uno dei miei annunci è stato sospeso. Avendo recentemente pubblicato un annuncio low budget di prova per il Macaco, pensavo si riferissero a quello, e invece no: il testo incriminato è di una vecchissima pubblicità di non mi ricordo quanti mesi fa, che recitava più o meno così:

“Lezioni di video editing (Final Cut o Premiere) – bla bla bla sito”.
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Ieri mattina, con il cambio del mese (atteso per ragioni di carta di credito :D) ho deciso di “investire” 3$ nella prova dei servizi VIP del sito Grooveshark, di cui vi ho parlato qualche giorno fa. Ho trovato caratteristiche interessanti (come il comodo client in Adobe AIR, con notifiche in stile growl e controllabile tramite shortcuts anche quando è minimizzato), e forse ve ne avrei parlato più diffusamente se non fosse accaduto qualcosa che merita di essere condiviso.

Tutto parte da un problema, da me lamentato da un paio di giorni con alcuni amici, riguardante l’aggiornamento del mio profilo. In pratica il mio stream delle cose che faccio è fermo a martedì, e non vengono aggiunte le novità.

Sinceramente non è un guaio da strapparsi i capelli, ma approfittando dell’occasione per testare il servizio di assistenza prioritario, mando una mail per segnalare la questione.
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Ultimamente si sono versati fiumi di parole sul social network musicale Ping e i suoi difetti. Giudizi, peraltro, molto condivisibili, e che in parte sono stati ascoltati visto che da poco Apple, come segnalatoci da redvar, ha rilasciato un aggiornamento di iTunes che introduce una delle tante funzioni richieste, la possibilità di condividere l’apprezzamento su canzoni nella propria libreria.

Nel frattempo l’amico novalis, come sempre una minera d’oro in campo musicale, mi ha fatto invaghire di un interessante servizio per ascoltare brani dei nostri autori preferiti gratuitamente in streaming.

Non è né il primo né l’unico a proporre questo tipo di funzionalità, così come il fatto di poter segnalare le proprie scelte ad altri utenti che ci seguono (come il più blasonato Last.fm), ma devo dire che ho trovato molto piacevole la semplicità e usabilità dell’interfaccia e di tutte le funzioni.

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Una battuta sulla blogosfera schizzata fuori durante la chiacchierata con Wacom ha scatenato tra i miei neuroni una riflessione autoreferenziale sul blogging in Italia e su certe tendenze che noto affiorare nella mia limitata esperienza.

Tutti, più o meno, ci lamentiamo che i giornalisti moderni, quelli con titoli, esami, abilitazione, quelli di Studio Aperto per intenderci, stiano diventando sempre più dei semplici “ripetitori di veline”. Qualcuno che scrive le Ansa ci sarà, ma poi queste vengono rimbalzate qua e là per il mondo, quasi in un gioco del telefono senza fili nel quale spesso la vittima è la notizia.

Tornando alla blogosfera, accanto a lodevoli e interessanti realtà di creazione di contenuti, come per esempio gli amici di Your Inspiration Web (che cito semplicemente perché ho davanti il loro magazine), e a certe blogstar che pontificano spesso su argomenti che neppure sono capaci di approfondire, noto con sempre più perplessità il crescente affiorare di blogger…”ripetitori di veline”.
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